Tra queste righe troverete la storia di Silvia, 30 anni, che ha lasciato l’Italia 6 anni fa con tanta voglia di scoprire il mondo. Non troverete una storia in cui la protagonista è diventata ricca o si è realizzata professionalmente, né una storia da film a lieto fine, ma quella di una ragazza normale, una come tante, che ha deciso di vivere la sua vita diversamente, almeno per un pò.

La mia infanzia e gli anni della scuola

Da piccola ero una bambina molto curiosa. Avevo sempre la testa tra le nuvole, giocavo con le bambole, i pupazzi e le costruzioni, e odiavo i videogiochi, troppo noiosi e prevedibili.

Immaginavo le vite della gente che incontravo mentre andavo a scuola, spiavo i carrelli dei supermercati per vedere cosa mangiavano gli altri bambini e adoravo i cartoni animati e gli album di figurine.

Sfogliavo ore e ore i libri sugli animali e mi incantavo a vedere le loro fotografie, e leggevo qualsiasi libro ci fosse in casa che riuscissi a capire: i vecchi libri di favole di mio padre, i sussidiari di mia sorella, i libri di ricette che regalavano a mia mamma.

Sono stata tutt’altro che una studentessa modello, mi confondevo nella media e non facevo niente più del necessario che potesse garantirmi un 6 (specialmente nelle materie scientifiche, che son sempre state la mia 12ma fatica di Ercole).

Nell’adolescenza, al contrario, non ero curiosa quasi di nulla, facevo tutto o quasi per inerzia, niente sembrava potermi stimolare a parte qualche libro e le estati al mare.

Poi venne l’università. Mi sono laureata fuori corso (in Lettere e Filosofia, corso in Operatore Culturale per il Turismo) ma quegli anni son stati cruciali.

Come quando ero bambina ho iniziato a incuriosirmi nuovamente su tutto ciò che mi circondava fino a che la realtà davanti a me era troppo piccola e avevo bisogno di nuovi stimoli.

L’Erasmus a Praga che mi ha cambiato la vita

Fare l’Erasmus a Praga a 22 anni è stato come aprire (in senso benevolo) il vaso di Pandora, come far uscire il genio della lampada che mi dicesse ” ecco, a te una nuova realtà davanti agli occhi!”.

Tornare in Sardegna dopo quei mesi è stato difficile e così, per soddisfare la mia voglia di conoscere e viaggiare, ho fatto volontariato in un’associazione studentesca che organizzava scambi culturali in tutta Europa.

L‘addio alla Sardegna e il mio espatrio a Nantes

Ho iniziato a viaggiare ed è stato come avere una seconda rinascita. Così finita l’università, a 24 anni ho deciso di lasciare definitivamente l’Italia e andare nel nord della Francia, a Nantes.

Niente più sole della Sardegna, ma piogge e giornate uggiose; niente più chiassosi pranzetti domenicali in famiglia, ma veloci pasti nella mensa scolastica; niente più pizzate il sabato sera con gli amici, ma liceali scapestrati e ribelli che odiano tutto e tutti.

Facevo l’educatrice presso un istituto che ospitava studenti fuori sede durante la settimana ed erano seguiti da educatori essendo per la maggior parte dei minorenni. Fino ad allora non avevo nessuna esperienza nell’educazione, nemmeno da baby sitter.

Eppure mi hanno dato questa chance, si sono fidati delle mie capacità e buone intenzioni (che atteggiamento diverso rispetto all’Italia fatta di raccomandazioni e richiesta di esperienze decennali). Così ho affrontato un anno a mediare liti adolescenziali, consolare complessi grandi come l’acne sul viso o il chilo in più che non ti fa chiudere i jeans, la fine dei primi amori o di amicizie che sembravo poter durare tutta la vita.

Non è stato facile, molti di loro non mi sopportavano, volevano andassi via il primo giorno perchè “non serviva una come me” che non parlava nemmeno tanto bene la loro lingua, ma son stati gli stessi a voler firmare una lettera per farmi ritornare l’anno successivo.

In Spagna e Portogallo col furgone

Ma che colpa ne ha, il cuore di una viaggiatrice è uno zingaro e va… in Spagna e Portogallo stavolta, con un furgone-casa-viaggiante ad affrontare 6 fantastici mesi errando per la penisola iberica con uno straordinario compagno di viaggio.

Il lavoro a tempo indeterminato in Inghilterra

Dopo la cultura latina, eccomi catapultata in Inghilterra. Facevo il classico lavoro dei sogni: contratto a tempo indeterminato, stipendio medio ma senza spese di alloggio o bollette (in quanto la casa era dell’azienda ), 2 biglietti all’anno andata e ritorno (pagati) per la Sardegna e 6 giorni liberi ogni 5 settimane. Non male eh?

Eppure… sebbene adorassi i miei colleghi, il lavoro non mi piaceva. Mi stavo accorgendo che mi stavo omologando, il dio denaro mi stava comprando, la mia vita mi stava fuggendo di mano, non avevo più stimoli e non ero felice come un tempo.

Così ho deciso di riprendere le redini della mia vita: preavviso di 2 mesi, lettera di licenziamento e via di nuovo per nuove avventure. Direzione il Regno di Oz ossia l’Australia.

Australia arrivo!

Sapevo che molti coetanei emigrano in Australia in cerca di fortuna, ma io cercavo esperienze e nuove storie, una natura incontaminata, animali mai visti ed individui dalle vite più strane, e in questo l’Australia offre davvero tanto.

Ho esplorato tutto un continente, ho conosciuto le sue diverse prospettive, le realtà e le contraddizioni, la sua vita rilassata e il suo lato frenetico, facendo di tanto in tanto un salto nell’affascinante continente asiatico.

Ho fatto i lavori più diversi: lavapiatti, cameriera, aiuto cuoco, manager di notte e donna delle pulizie di giorno in un ostello, ho raccolto mele, uva pomodori e peperoni, selezionato cipolle e patate, impacchettato verdure per supermercati e tanto altro.

Ho viaggiato col mio zaino in spalla per 2 mesi nella terra dei Maori, la fantastica Nuova Zelanda, che sembra il regno delle favole. Una natura che lascia senza fiato: vulcani, fiordi, paesaggi alpini, foche, pinguini, balene e delfini, geyser e cascate bianchissime.

La mia vita a Melbourne con una Working Holiday Visa

Ora sono a Melbourne, una città che adoro. Multiculturale, giovane e frizzante, ma dovrò lasciarla tra poche settimane per la scadenza del mio visto (la famosa Working Holiday Visa).

Lasciare l’Italia mi ha permesso di realizzare i miei sogni, di valorizzarmi e mettermi costantemente alla prova, mi ha fatto acquisire esperienze che difficilmente avrei potuto avere rimanendo a casa e regalato amici da tutto il mondo.

L’Italia, al contrario, sta affossando i giovani e a 30 anni li fa sentire vecchi e non li vuole inserire nel mercato del lavoro. Le caste stanno rovinando il nostro Paese, che ha un sistema politico-sociale-economico vecchio che non vuole rinnovarsi e sperimentarsi. Sta creando generazioni di ansiosi e insicuri perchè se non hai le conoscenze giuste sei fuori da ogni possibilità di crescita professionale. Non esiste la meritocrazia ma la “raccomandocrazia”.

Cosa ho imparato viaggiando

Viaggiare mi ha insegnato gran parte del mio sapere, coraggio e avventure; mi ha aiutato ad avere un nuovo carattere, a non finire di meravigliarmi, ad apprezzare i piccoli gesti ed imparare il piacere di tornare a casa. M

i ha insegnato ad avere un senso del rispetto molto profondo, a capire che per alcuni Dio può avere le sembianze di una vacca o il volto di un elefante, a non trovare strane le culture altrui, ma capirle e integrarle nella mia, a non ridere delle tradizioni popolari ma incuriosirmi e domandarmi il perché, ad adattarmi, a non dire “di questa minestra non ne mangio” perché il giorno dopo potrebbe rivelarsi una soluzione utile per continuare il mio percorso.

Mi ha insegnato che la casa è un luogo dell’anima, che può essere non solo un luogo fisico ma un sentimento che si può avere verso le persone e i luoghi. Ho imparato che anche se non si timbra il cartellino ogni giorno per andare in ufficio si può essere felici raccogliendo pomodori all’aria aperta, cantando a squarciagola sotto il sole o la pioggia.

La felicità è un lungo percorso con tante cadute che ci rendono più forti. L’espressione “trovare se stessi” non fa per me, preferisco creare me stessa per potermi sentire serena e felice.

Il tempo che passa non ci verrà restituito, la vita non è come il paio di scarpe di riserva che abbiamo nell’armadio, ne possiamo avere una sola, ma ogni giorno possiamo scegliere un menù diverso come al ristorante… e tutto questo è bellissimo!!!

Pensateci, quando è stata l’ultima volta che avete fatto una cosa per la prima volta, quando vi siete sentiti veramente felici? Non lasciamo che l’energia dentro di noi si spenga, non viviamo di vecchie foto ingiallite e se ci manca quello che facevamo prima torniamo a farlo!

Non voglio illudere nessuno, la mia vita non è per niente rose e fiori, anzi, è fatta di fallimenti, occasioni perdute, portafogli vuoti (arrivare a fine mese è sempre più difficile), ma cerco di seguire i miei sogni, l’obiettivo che mi son prefissata (che non raggiungo quasi mai, ma mi fa scoprire tante sfaccettature lungo il cammino) .

Le persone che ho incontrato nei miei viaggi

Viaggiando ho conosciuto persone che hanno mollato una vita spianata, fatta di successi e sicurezze per inseguire quello che li rendeva veramente felici.

In Indonesia ho conosciuto professionisti affermati che alla soglia dei 60 anni hanno appeso all’armadio giacca e cravatta per cantare le cover dei Rolling Stones nei ristoranti; pittori che hanno abbandonato la caoticissima Sydney per andare a vivere nel mezzo della tranquillità della foresta secolare della Tasmania per diventare esperti di economia on line; hippies degli anni ’60 che avevano un bar e hanno mollato tutto per diventare educatori; laureati in medicina che hanno scoperto che la loro vera passione è viaggiare e scrivere.

Ho conosciuto 18enni in gambissima che viaggiano per scoprire cosa vogliono fare nella loro vita e i 50enni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni, siamo sempre in tempo per decidere ciò che ci rende veramente felici.

Non esiste uno stile di vita preciso, il classico studio-lavoro-carriera-famiglia può andare bene per alcuni di noi ma non per gli altri. Siamo miliardi di vite diverse su questo pianeta e non possiamo volere tutti la stessa cosa, non sprechiamo tempo pensando “ormai sono troppo vecchio” perchè non esiste un’età per realizzare i propri progetti.

Due genitori speciali

Il destino mi ha regalato 2 genitori straordinari che hanno capito che donare la vita vuol dire donare la libertà, far decidere delle proprie scelte senza interferire, ma fornendo ogni tanto qualche benevolo consiglio.

Non sono laureati, non hanno lavori da sogno nè raccomandazioni, non hanno un’anima errabonda come la mia, ma un’intelligenza che gli ha fatto capire che ognuno deve essere libero di decidere e fare le proprie scelte.

Sembra banale ma questa è stata per me una grande fortuna. Molto spesso (soprattutto in Italia) i genitori hanno un atteggiamento troppo protettivo e talvolta soffocante verso i figli e non si accorgono che tarpando loro le ali, stanno impedendo ai propri figli di volare verso la propria realizzazione.

Certo è fatto a fin di bene, ma la vita va affrontata, va scoperta secondo le proprie scelte, si deve essere liberi di sbagliare e sbattere la testa per essere un giorno migliori.

Nei miei “deliri pensanti” mi capita di immaginare la mamma di Cristoforo Colombo. Immagino la scena in cui lui le ha voluto comunicare la sua partenza :

“Mamma io sto uscendo.”

“Dove vai di bello Colombo?”

“Mmm… non lo so di preciso. Prendo 3 caravelle e vado da qualche parte verso ovest.”

“Colombo che cosa ti sei fumato stamattina? Da dove ti salta fuori questo delirio???”

“No mamma, non mi sono drogato… voglio solo trovare un passaggio verso le Indie.”

Cosa avrà detto a questo punto la signora Colombo? Avrà fatto le raccomandazioni che possono dare tutte le mamme (“Mi raccomando non dare retta agli sconosciuti – i pirati, quei birbanti, non ti fidare troppo”, “Cerca di non mangiare schifezze – sai col mal di mare è meglio stare leggeri”, “Stai attento alle tentazioni – le sirene, coi loro canti ti possono distrarre”) ma è stata una mamma coraggiosa. Magari non approvava la scelta del figlio (e a quei tempi non era la sola) ma si è fatta forza e ha accettato l’idea pazza che balenava nella testa di Colombo.

Non abbiate paura dei cambiamenti, non abbiate paura di ricominciare da zero, bisogna essere sempre umili con sè stessi e gli altri, rispettare sempre chi ci ascolta e ascoltare a nostra volta.

Non perdete tempo con l’invidia: a volte sarete in testa, a volte in coda, ma alla fine la gara è solo con voi stessi.

Non temete i fallimenti. Bisogna essere pronti a tutto, anche alle sconfitte, ma non saranno mai inutili se riuscirete a dargli un senso e chissà, magari sulla via del fallimento troverete qualcos’altro di altrettanto o più importante.

Ricordatevi che anche Cristoforo Colombo in fondo ha fallito.

Non ha trovato il passaggio per le Indie.

Ma ha scoperto l’America!