Ivan, detto Furio, ha deciso di raccontarci, con spirito ed autoironia, il suo primo espatrio a Parigi, dove è arrivato grazie ad una borsa Erasmus. In questo racconto troverete una sintesi di quello spirito di sopravvivenza tipico degli Italiani che si trovano all’estero per la prima volta ma anche quella voglia di mettersi in gioco che tutti noi abbiamo provato almeno una volta (ma, si spera, più di una) attorno ai 20 anni.

Giornata fiacca. Ma cosa pretendi da un mercoledì di settembre? Offro da bere ai pochi amici che, dopo il lavoro, sono passati al bar per una birra Ichnusa. Ho ventitré anni e mi sto cagando sotto.

Domani, otto settembre duemilacinque, parto in Francia per l’Erasmus. Non so il francese e tanto meno l’inglese. Non ho mai viaggiato da solo e non ho mai vissuto all’estero. Non ho mai neanche messo piede in un dormitorio.

Torno a casa, mi guardo dentro e penso che se non trovo il coraggio di partire adesso non lo troverò mai. Questo è il motivo per cui, anche se un po’ controvoglia, tre mesi fa ho firmato il contratto per la borsa di studio. Quattrocento euro al mese per dieci mesi, che vedrò forse tra un anno.

Benedetta burocrazia. Meno male che i miei sono disposti ad anticiparmi i soldi.

Cagliari-Parigi

E’ mio padre che mi porta all’aeroporto di Elmas. In Sardegna, a meno che non hai la fortuna di abitare sull’asse Cagliari-Sassari, i trasporti pubblici te li puoi scordare.

“Ci vediamo a Natale,” mi saluta lui con un abbraccio.

“Sì, ci vediamo a Natale.”

Salgo sull’aereo che, dopo cinquanta minuti, atterra a Fiumicino. Nonostante il cambio di terminal riesco a prendere la coincidenza che mi porterà a Parigi. Adesso che sono sull’ultimo volo sono più ottimista. Il peggio, mi dico, è passato. Mi immergo così nella lettura di Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti.

Paris, je ne t’aime plus!

Quando arrivo al terminal B dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi iniziano i problemi. Devo arrivare alla Gare de l’Est (la stazione dei treni che si vede ne Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain) e l’unico modo per farlo è prendere la metro.

Ma io la metro non l’ho mai presa. Ho comprato un biglietto ma devo passare attraverso uno sportello all’entrata e non so come fare. Provo a fermare qualcuno, esprimermi a gesti, Ma niente. Qui si va di fretta.

Alla fine mi aiuta un’emigrata senegalese, che trova il tempo di spiegarmi che al cancello d’entrata c’è una fessura che, una volta inserito il biglietto, me lo renderà obliterato e mi schiuderà le porte di un mondo fantastico chiamato RER B, il treno veloce che dall’estremo nord della banlieu parigina ti porta sino alla Gare du Nord, nel cuore di Parigi.

Scendo le scale e mi ritrovo davanti a due binari ferroviari. Resto sbigottito. Le metropolitane che si vedono in televisione sono diverse. Questo sembra un treno con tutti i crismi. E poi non siamo neanche sotto terra.

A complicare ancor più le cose, i treni sembrano andare nella stessa direzione indipendentemente dalla linea da cui partono. A parte che in Sardegna c’è solo un binario. E poi non vedo la logica di avere due linee dove i treni arrivano, si fermano, e ripartono nella stessa direzione.

Trainspotting

Mi fermo a guardare i treni passare. Come Ewan McGregor in Trainspotting. Il problema è che se non mi sbrigo perderò l’ultima coincidenza per Nancy, la mia destinazione finale che si trova a 300 chilometri a est di Parigi, quasi in Germania.

Cerco disperatamente un altra emigrata disposta ad aiutare un povero cristo ma niente. Alla fine prendo un treno a caso e, fortunatamente, riesco ad arrivare alla Gare du Nord.

Il meccanismo perverso della RER lo capirò solo tre mesi più tardi quando, più smaliziato, tornerò a Parigi.

Primo, la linea B della metro è un treno speciale che viaggia in superficie ed entra sottoterra solo molto più tardi, vicino al centro di Parigi. Secondo, le due linee vanno nella stessa direzione perché una arriva direttamente alla Gare du Nord mentre l’altra (quella che ho preso io) si ferma ad ogni stazione per caricare i pendolari mettendoci il triplo del tempo.

Alla Gare du Nord scoppia di nuovo il panico. Devo scendere da questo treno malefico e prendere la linea quattro sino alla Gare de l’Est. Ma non ho più paura. Ora so come comprare e obliterare un biglietto della metro.

Gare de l’Est

Arrivo alla Gare de l’Est e compro un biglietto per Nancy. Sola andata. Entro nell’androne principale e mi ritrovo davanti a trentadue binari ferroviari. Guardo il tabellone. Niente. Guardo il biglietto. Niente.

C’è il numero della carrozza e quello del mio posto. Ma la casella che dovrebbe indicarmi da che binario parte il mio treno è vuota. Provo a sfregarla con la speranza che il numero magico possa apparire d’incanto, quasi si trattasse di un gratta e vinci. Ma non funziona.

Sono le quattro e ventisette. Mi siedo tristemente ad aspettare. Il mio treno parte alle cinque e diciotto.

Ci riuscirò?

Alle cinque e zero sei, quando sto ormai sudando freddo, succede il miracolo. Il mio treno appare sul tabellone principale con tanto di binario di partenza. Si tratta del ventisette, come il giorno del compleanno di mia madre.

Salgo sul treno, trovo il mio posto, mi siedo e apro di nuovo il libro di Ammaniti. Ma non riesco a leggere. Sono troppo eccitato.

Arriverò in città quando sarà già buio, non so come arrivare in dormitorio e non parlo francese. Però ormai sono sopravvissuto a Parigi. Sono un viaggiatore, io.

Perché ti racconto tutto ciò?

Se stai pensando di emigrare ma ti sembra una missione impossibile perché al momento non sei grado di avere tutte le risposte ai problemi che affronterai, don’t worry. E’ normale.

Fai il primo passo, decidi dove andare, scopri come arrivarci e compra un biglietto di aereo. Il resto arriverà. Ce l’ho fatta persino io…

Chi sono?

Mi chiamo Ivan, amo viaggiare, imparare le lingue e pubblicare racconti che possano regalarti un sorriso. Abito in Cina dal 2010 e ho appena lasciato il mio lavoro sicuro per dedicarmi alla mia passione più grande, la scrittura creativa.

Sono il fondatore di Sapore di Cina, un blog dedicato ha chi vuole trasferirsi o anche solo viaggiare in Cina, e Non Voglio Lavorare, un website adatto a chi, come me, è in cerca di un nuovo stile di vita.

Ecco, adesso sai dove trovarmi.

Ivan

About Furio Fu

Mi chiamo Furio, sono uno scrittore freelancer e sono il fondatore del blog Sapore di Cina, dedicato ha chi vuole trasferirsi o anche solo viaggiare in Cina, e del sito Non Voglio Lavorare, un website adatto a chi, come me, è in cerca di un nuovo stile di vita.